Nome scientifico: Vicia faba L.
Nome comune: Fava
Famiglia: Leguminose
Semina: autunno Raccolta: primavera
Storia: ha avuto probabile origine nellarea mediterranea e in quella medio-orientale circa 6000 anni prima di Cristo.
Curiosit: in Italia, durante lultima guerra la farina di fava stata utilizzata mescolata con farina di frumento per la produzione di pane e addirittura per ottenere un surrogato del caff.
Famiglia: Leguminose
Semina: autunno Raccolta: primavera
Storia: ha avuto probabile origine nellarea mediterranea e in quella medio-orientale circa 6000 anni prima di Cristo.
Curiosit: in Italia, durante lultima guerra la farina di fava stata utilizzata mescolata con farina di frumento per la produzione di pane e addirittura per ottenere un surrogato del caff.
Utilizzo: la granella sia secca che fresca utilizzata per la preparazione di minestre, piatti unici, farina; pu essere utilizzata per lalimentazione animale (favino e favetta)
Aspetti nutrizionali: i fagioli secchi sono molto ricchi di amido e proteine: 100 grammi contengono 60 grammi di glucidi, 19 grammi di proteine, 1,5 grammi di lipidi, 19,5 grammi di acqua e forniscono 322 kilocalorie; i fagioli freschi invece sono molto pi ricchi in acqua (62,3 grammi), meno in glucidi (19,4 grammi), proteine (6,4 grammi) e lipidi (0,6 grammi) e forniscono solo 104 calorie
La famiglia delle Leguminosae comprende un elevato numero di specie prevalentemente erbacee, diffuse soprattutto nelle regioni temperate e fredde, con pochissimi rappresentanti nelle regioni tropicali, per lo pi habitus legnoso. L'apparato vegetativo Npesso volubile o strisciante e le foglie, per lo pimposte e quasi sempre alterne, possono essere provviste di viticci o cirri. Diverse specie hanno, poi, un habitus fanerofitico e in tal caso, talvolta, possono essere quasi prive di foglie, svolgendo i processi fotosintetici nel fusto e nei rami (Spartium junceum). I fiori sono spesso raccolti in infiorescenze a grappolo e sono caratterizzati da una particolare morfologia. Il calice Camosepalo e forma un tubo sormontato da 5 denti. La corolla, dialipetala, Ha parte piratteristica in quanto ostituita da un grande petalo detto vessillo, ai cui lati stanno 2 petali, le ali, e inferiormente altri 2 parzialmente fusi che formano la carena racchiudente l'androceo e il gineceo. Il primo ostituito da 10 stami monadelfi, cioOutti riuniti per i filamenti formando un unico tubo, o diadelfi, quando gli stami riuniti sono 9 ed il decimo Hibero. Il gineceo consta di un solo carpello uniloculare che contiene un numero variabile di ovuli. La formula fiorale Ha seguente:
K (5), C 5, A (5+5) oppure (9) + 1, G 1
Il frutto Pn legume con peculiari modificazioni morfologiche da un genere all'altro che gli conferiscono notevole importanza diagnostica. Il legume si apre dall'alto in basso lungo 2 linee di sutura che corrispondono alle placente e alla nervatura dorsale del carpello. Il legume pusere plurispermo (Lotus) o monospermo (Trifolium). La disseminazione puvenire attivamente, per lancio (Sarotamnus), o passivamente, ad esempio per trasporto da parte di animali (Medicago). I semi contengono notevoli quantitࠤi riserve proteiche unite a sostanze amilacee nei cotiledoni, mentre manca l'albume. L'impollinazione @i regola entomogama.
L'importanza economica delle leguminose Crandissima e numerose specie sono utilizzate per l'alimentazione umana o come foraggio per il bestiame. Tra le prime la fava, Vicia faba, il pisello, Pisum sativum, il cece, Cicer arietinum, la lenticchia, Lens culinaris, tutti largamente coltivati nelle regioni del Mediterraneo, i fagioli, Phaseolus vulgaris e P. coccineus, di origine americana, la soia, Glicine max, proveniente dellEstremo Oriente, la cui crescente importanza come seme oleaginoso ne fa oggi una delle colture piffuse, l'arachide, Arachis hypogea, coltivata nei paesi caldi, il fagiolino, Vigna unguiculata, la cicerchia, Lathyrus sativus, coltura in via di scomparsa. Tra le piportanti specie foraggere si ricordano le specie dei generi Trifolium, Medicago, Lupinus. Sfruttando la naturale tendenza delle leguminose a entrare in simbiosi con batteri azoto-fissatori, alcune di queste specie vengono anche utilizzate in agricoltura con la tecnica del sovescio per arricchire i terreni poveri di sostanze azotate.
Allo stato spontaneo nelle nostre regioni le leguminose sono abbastanza diffuse, soprattutto nelle aree in cui abbondano gli incolti e i campi a riposo (Tetragonolobus purpureus, Lotus edulis, Vicia sativa). Esse sono presenti anche, con il genere Astragalus, nella vegetazione altomontana delle grandi montagne del Mediterraneo (Astragalus siculus sull'Etna, A. nebrodensis sulle Madonie), nei boschi mesofili (Lathyrus venetus), negli arbusteti termofili (Calicotome infesta), negli arbusteti mesofili (Sarotamnus scoparius), nelle praterie steppiche (Lathyrus articulatus), nei praticelli effimeri di zone aride (Trifolium scabrum), nei pascoli mesofili (Trifolium repens), sulle spiagge sabbiose (Lotus commutatus), sulle coste rocciose (Lotus cytisoides).
Aspetti nutrizionali: i fagioli secchi sono molto ricchi di amido e proteine: 100 grammi contengono 60 grammi di glucidi, 19 grammi di proteine, 1,5 grammi di lipidi, 19,5 grammi di acqua e forniscono 322 kilocalorie; i fagioli freschi invece sono molto pi ricchi in acqua (62,3 grammi), meno in glucidi (19,4 grammi), proteine (6,4 grammi) e lipidi (0,6 grammi) e forniscono solo 104 calorie
La famiglia delle Leguminosae comprende un elevato numero di specie prevalentemente erbacee, diffuse soprattutto nelle regioni temperate e fredde, con pochissimi rappresentanti nelle regioni tropicali, per lo pi habitus legnoso. L'apparato vegetativo Npesso volubile o strisciante e le foglie, per lo pimposte e quasi sempre alterne, possono essere provviste di viticci o cirri. Diverse specie hanno, poi, un habitus fanerofitico e in tal caso, talvolta, possono essere quasi prive di foglie, svolgendo i processi fotosintetici nel fusto e nei rami (Spartium junceum). I fiori sono spesso raccolti in infiorescenze a grappolo e sono caratterizzati da una particolare morfologia. Il calice Camosepalo e forma un tubo sormontato da 5 denti. La corolla, dialipetala, Ha parte piratteristica in quanto ostituita da un grande petalo detto vessillo, ai cui lati stanno 2 petali, le ali, e inferiormente altri 2 parzialmente fusi che formano la carena racchiudente l'androceo e il gineceo. Il primo ostituito da 10 stami monadelfi, cioOutti riuniti per i filamenti formando un unico tubo, o diadelfi, quando gli stami riuniti sono 9 ed il decimo Hibero. Il gineceo consta di un solo carpello uniloculare che contiene un numero variabile di ovuli. La formula fiorale Ha seguente:
K (5), C 5, A (5+5) oppure (9) + 1, G 1
Il frutto Pn legume con peculiari modificazioni morfologiche da un genere all'altro che gli conferiscono notevole importanza diagnostica. Il legume si apre dall'alto in basso lungo 2 linee di sutura che corrispondono alle placente e alla nervatura dorsale del carpello. Il legume pusere plurispermo (Lotus) o monospermo (Trifolium). La disseminazione puvenire attivamente, per lancio (Sarotamnus), o passivamente, ad esempio per trasporto da parte di animali (Medicago). I semi contengono notevoli quantitࠤi riserve proteiche unite a sostanze amilacee nei cotiledoni, mentre manca l'albume. L'impollinazione @i regola entomogama.
L'importanza economica delle leguminose Crandissima e numerose specie sono utilizzate per l'alimentazione umana o come foraggio per il bestiame. Tra le prime la fava, Vicia faba, il pisello, Pisum sativum, il cece, Cicer arietinum, la lenticchia, Lens culinaris, tutti largamente coltivati nelle regioni del Mediterraneo, i fagioli, Phaseolus vulgaris e P. coccineus, di origine americana, la soia, Glicine max, proveniente dellEstremo Oriente, la cui crescente importanza come seme oleaginoso ne fa oggi una delle colture piffuse, l'arachide, Arachis hypogea, coltivata nei paesi caldi, il fagiolino, Vigna unguiculata, la cicerchia, Lathyrus sativus, coltura in via di scomparsa. Tra le piportanti specie foraggere si ricordano le specie dei generi Trifolium, Medicago, Lupinus. Sfruttando la naturale tendenza delle leguminose a entrare in simbiosi con batteri azoto-fissatori, alcune di queste specie vengono anche utilizzate in agricoltura con la tecnica del sovescio per arricchire i terreni poveri di sostanze azotate.
Allo stato spontaneo nelle nostre regioni le leguminose sono abbastanza diffuse, soprattutto nelle aree in cui abbondano gli incolti e i campi a riposo (Tetragonolobus purpureus, Lotus edulis, Vicia sativa). Esse sono presenti anche, con il genere Astragalus, nella vegetazione altomontana delle grandi montagne del Mediterraneo (Astragalus siculus sull'Etna, A. nebrodensis sulle Madonie), nei boschi mesofili (Lathyrus venetus), negli arbusteti termofili (Calicotome infesta), negli arbusteti mesofili (Sarotamnus scoparius), nelle praterie steppiche (Lathyrus articulatus), nei praticelli effimeri di zone aride (Trifolium scabrum), nei pascoli mesofili (Trifolium repens), sulle spiagge sabbiose (Lotus commutatus), sulle coste rocciose (Lotus cytisoides).
Immagine da: http://www.atlas-roslin.pl/foto/rk-rk-bob-005.htm


